Rischio informatico: nessuna attività è troppo piccola

Ecco come valutare una protezione assicurativa adeguata ala tua attività

Come proteggere la tua attività?

«Sono troppo piccolo perché qualcuno si interessi a me.»

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Lo pensano in tanti, fra titolari di negozi, studi professionali e laboratori artigiani, quando si parla di rischio informatico. I dati dicono altro. Secondo il Rapporto Clusit 2026, in Italia gli attacchi gravi sono cresciuti del 42% in un anno, e un bollettino del CSIRT Italia, la squadra di risposta agli incidenti dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), segnala che un gruppo criminale attivo nel 2026 colpisce soprattutto le PMI. Non è allarmismo: sono numeri pubblici. Per chi attacca, una piccola attività ha spesso meno difese e subisce lo stesso un blocco pesante. Qui trovi cos’è il rischio cyber, quanto è cresciuto e da quali porte entrano davvero gli attacchi.

Cos'è il rischio informatico per una piccola attività?

Il rischio informatico è la probabilità che un attacco o un incidente blocchi il lavoro, faccia perdere dati o causi danni a clienti e fornitori. Non riguarda solo chi vende online: basta un computer con la contabilità o una casella email. Il ransomware è un programma che cifra i file, cioè li rende illeggibili, e chiede un riscatto per restituirli. Il phishing è un messaggio falso, di solito un’email o un SMS, che imita una banca o un fornitore per farti cliccare su un link o inserire una password. Un data breach è una violazione dei dati personali: informazioni di clienti o dipendenti che finiscono nelle mani sbagliate. Quando l’attacco ferma l’attività si parla di business interruption, cioè di interruzione dell’operatività, con i mancati incassi che ne derivano.

Gli attacchi informatici in Italia stanno aumentando?

Sì, e in modo marcato. Il Rapporto Clusit 2026, sui dati del 2025, conta 507 attacchi gravi in Italia contro i 357 dell'anno prima: più 42%. Nel mondo sono stati 5.265, il 49% in più, e l'Italia pesa per il 9,6% del totale. Il 61% degli attacchi nel nostro Paese è opera di cybercriminali, cioè di chi cerca un guadagno, il 39% di attivisti. Anche il 2026 è partito in salita: secondo dati ACN riportati dalla stampa, nel primo semestre ci sono stati 2.171 eventi cyber, il 47% in più dello stesso periodo del 2025, e 1.072 incidenti con impatto confermato, cioè con un danno effettivo, in crescita del 246%. Le fonti usano criteri diversi e i numeri non vanno sommati fra loro, ma la direzione è chiara.

Un attacco poco sofisticato è meno pericoloso?

No: un attacco semplice può fare danni seri quanto uno complesso. Il Rapporto Clusit 2026 classifica come di gravità media o bassa il 52,5% degli incidenti in Italia, ma secondo le analisi del rapporto questo non indica un rischio minore: segnala tanti attacchi poco sofisticati che producono comunque danni. Per una piccola attività è un punto chiave, perché a chi attacca non serve un'operazione elaborata se trova una porta aperta. Crescono soprattutto il phishing e il social engineering, l'insieme di tecniche che sfruttano la fiducia e la fretta delle persone: la telefonata di un finto tecnico, l'email urgente di un finto fornitore. A spingerli contribuisce anche l'intelligenza artificiale generativa, usata dagli attaccanti per rendere i messaggi più convincenti.

Perché i criminali scelgono anche le piccole imprese?

Perché in media sono meno preparate e un blocco le colpisce più duramente. In un'intervista di febbraio 2026, un dirigente dell'ACN ha spiegato che una PMI è mediamente meno pronta di un soggetto critico, cioè di un'organizzazione che gestisce servizi essenziali, e che un ransomware su una PMI la devasta. Il bollettino del CSIRT Italia del 29 maggio 2026 va nella stessa direzione: gli attacchi del gruppo ransomware Qilin sono rivolti prevalentemente alle PMI. Per chi cerca un guadagno, un bersaglio con meno difese è semplicemente un bersaglio più facile. E chi pensa di non avere nulla da rubare dimentica che il valore non sta solo sul conto corrente: sta nei dati dei clienti, nella possibilità di lavorare ogni giorno e nella fiducia costruita nel tempo.

Da dove entrano davvero gli attacchi?

Dalla nascita dei figli all'ingresso a scuola, fino alle attività sportive e alla maggiore autonomia, ogni fase può introdurre nuove esigenze.

Secondo l’ACN, i principali fattori che permettono le compromissioni da ransomware sono tre. Le credenziali già compromesse: le credenziali sono nome utente e password, e se usi la stessa password per la posta e per un sito che è stato violato, qualcuno può entrare con le tue chiavi. Gli accessi remoti o le VPN configurati male: la VPN è un collegamento protetto per lavorare da casa sui sistemi dell’ufficio, ma se è impostata in fretta può aprire la strada anche a estranei. Le vulnerabilità note non corrette, cioè difetti già scoperti nei programmi per cui esiste un aggiornamento che nessuno ha installato. Nel primo semestre 2026 l’ACN ha censito 181 attacchi ransomware, contro i 206 dello stesso periodo del 2025: un calo, ma l’esposizione resta alta.

Come capire quanto è esposta la propria attività?

Con una prima autovalutazione, che non richiede competenze tecniche. Il Framework Nazionale per la Cybersecurity e la Data Protection, nato dal lavoro di CIS Sapienza e CINI e presentato nel 2016, è pensato anche per questo e prevede una versione dedicata alle piccole e medie imprese, valida per qualunque settore. Ci si chiede quali attività e dati sono indispensabili, quali minacce li riguardano e quanta distanza c’è fra la situazione attuale e quella desiderata. Il Vademecum per le PMI pubblicato su cyber40.it nel 2025 propone un modello basato sui controlli essenziali del Framework per individuare i sistemi principali, i punti deboli e le azioni prioritarie. Così l’analisi del rischio diventa una base concreta per decidere dove investire.

Capire il rischio cyber è il primo passo

Nessuna piccola attività è troppo piccola per essere un bersaglio, ma nessuna è condannata a subire. Conoscere i dati e le porte d’ingresso più usate serve a passare dal «a me non succede» a una domanda più utile: cosa accadrebbe al mio lavoro se domani si bloccasse il computer con i dati dei clienti? Accanto alle misure tecniche, una parte del rischio si può gestire con una tutela assicurativa, ma garanzie, limiti ed esclusioni cambiano da contratto a contratto e vanno verificati caso per caso. ABF Assurance Business Financial può aiutarti a mettere a fuoco come è esposta la tua attività e quale protezione ha senso per il tuo modo di lavorare, partendo da una consulenza sulla tua situazione reale invece che da una formula standard.

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